Perché la scuola?

A partire dal 2008 e con la nuova direzione, la Fondazione Giovanni Agnelli ha deciso di concentrare le proprie attività di ricerca sul tema dell’education (scuola, università, lifelong learning).

Questa scelta si fonda sulla convinzione, ampiamente condivisa, che il livello di benessere economico e coesione sociale di un paese dipende innanzitutto dalla qualità delle competenze della sua popolazione: quelle che i giovani si formano grazie ai sistemi d'istruzione; quelle che gli adulti hanno appreso negli anni della loro formazione e che devono, però, sapere rinnovare continuamente. Una popolazione più istruita assicura una più elevata produttività e, dunque, un posizionamento migliore nella concorrenza globale; l’istruzione è inoltre una delle leve più potenti di realizzazione dell’individuo e un importante canale di mobilità sociale, perché apre a chi ha talento e motivazione posizioni sociali di rilievo, indipendentemente dall’origine.

In una prima fase, le ricerche e le conseguenti indicazioni di policies si rivolgeranno innnanzitutto alla scuola (istruzione primaria e secondaria), campo comunque di per sé vasto. Per due ragioni.

In primo luogo, è dimostrato come i processi di apprendimento avvengono per stratificazioni successive, secondo una logica cumulativa: le conoscenze e le competenze acquisite in una fase del ciclo di vita costituiscono la base per gli apprendimenti della fase seguente. Una buona scuola è pertanto condizione necessaria di una buona università e di un buon sistema di formazione adulta. Partire dalla scuola non significa quindi negare la criticità delle ulteriori dimensioni dell’education: semplicemente è ragionevole occuparsi delle fondamenta, prima di cominciare a ragionare su come ristrutturare i piani alti.

Le indagini internazionali sugli apprendimenti forniscono con impietosa frequenza segnali preoccupanti sulla scuola italiana e – pur non sancendo il suo fallimento complessivo, ciò che sarebbe una semplificazione – ne mostrano le gravi criticità. Se, infatti, gli allievi delle elementari escono da questi confronti con risultati perfino lusinghieri, già all’inizio del ciclo secondario i nostri ragazzi soffrono di un consistente gap di competenze linguistiche, matematiche e scientifiche rispetto ai coetanei dei paesi con i quali siamo soliti misurarci: un ritardo che, proprio in considerazione del carattere cumulativo dei processi di formazione del capitale umano, può rivelarsi irrecuperabile. In breve, la scuola è oggi una seria emergenza nazionale e un ripensamento dei suoi obiettivi generali e dei meccanismi di funzionamento s’impone con urgenza.

Esiste poi un secondo ordine di motivi per “partire dalla scuola”. Oltre a riguardare la quotidianità e il futuro della maggioranza delle famiglie, la scuola è un grande settore economico, che assorbe il 7% della spesa pubblica, rappresenta il 3,5% del Pil e impiega il 5% dell’occupazione italiana. Con 9 milioni di allievi e con un personale che supera, limitandosi alla scuola statale, un milione e centomila addetti, di cui quasi 900.000 insegnanti (rispetto ai 62.000 docenti universitari, ricercatori compresi), le dimensioni del sistema scolastico sono tali da esercitare un’influenza rilevante su qualunque ambito della società e dell’economia.

Per saperne di più, scarica il pdf con il testo integrale del programma sull’education della fondazione giovanni agnelli

Programma_education_-_italiano.pdf

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