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Che fine ha fatto il federalismo scolastico?

Il dibattito sul fisco regionale è stata un’altra occasione persa: intervento di Andrea Gavosto sul Sole 24 Ore

Il_Sole_24_Ore_11_04_2011.pdf

In questi mesi si è parlato moltissimo di federalismo, nel corso della discussione politica per i decreti attuativi della Legge Calderoli. Ma il tema della scuola è rimasto escluso, nonostante il dettato costituzionale. Il nuovo Titolo V della Costituzione prevede, infatti, che alle Regioni tocchino importanti responsabilità legislative in materia d’istruzione. Allo Stato resta il compito di definire le cornici generali del sistema scolastico e di determinare (come, del resto, in sanità) i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) che devono essere garantiti a ciascun cittadino in ogni parte d’Italia. L’intervento di Andrea Gavosto sul Sole 24 Ore spiega perché e a quali condizioni il federalismo scolastico potrebbe essere utile per riuscire laddove il governo centrale ha finora fallito: superare i divari territoriali e fare crescere la qualità della scuola in ogni regione italiana, ma in modo particolare in quelle dove il ritardo è maggiore. Un obiettivo fondamentale che, però, potrà essere perseguito soltanto se la discussione sui LEP e sul loro finanziamento, al contrario del passato, sarà capace di concentrarsi su obiettivi di output scolastici - in primo luogo, la crescita dei livelli di apprendimento degli studenti e la lotta alla dispersione scolastica – da realizzarsi attraverso patti fra le Regioni e lo Stato.

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